Corso Primo Livello Reiki Usui: Tutto Ciò che Devi Sapere

(Trascrizione ed adattamento del video)

Che tu abbia già vissuto l’esperienza del tuo primo livello Reiki o che stia per avvicinarti a questo momento, voglio condividere con te quei consigli e quelle riflessioni che ogni giorno mi capita di riferire alle persone che mi chiedono aiuto per un percorso Reiki iniziato non nel migliore dei modi.

Il corso di primo livello Reiki è probabilmente il momento più importante dell’intero percorso Reiki e ho deciso di condensare tutti i suggerimenti utili per avvicinarsi a quell’esperienza e per impostare il tuo percorso subito dopo.

LE INIZIAZIONI AL REIKI

Nella tradizione originale del Reiki Usui non esisteva un vero e proprio seminario di primo livello (così come lo conosciamo in occidente), perché in realtà il maestro incontrava periodicamente i discenti e svolgeva con loro un rito ad ogni incontro. Dopo un tempo differente da persona a persona, il discente veniva informato di poter finalmente praticare lui stesso Reiki.

Questo significa semplicemente che, nella tradizione originale, il maestro conduceva attraverso un percorso ogni praticante finché non fosse veramente pronto a mettere in pratica e a utilizzare il Reiki su sé stesso e sugli altri.

Dobbiamo ad Hawayo Takata la “formalizzazione” che oggi conosciamo del primo livello Reiki, esperienza condensata in un weekend (o in un periodo a volte ahimé ancora più breve), nel quale si trasmette tutto quello che serve per praticare Reiki, oltre alle varie iniziazioni che richiamano il rito originale.

Ulteriori manipolazioni del Reiki hanno portato il seminario che classicamente veniva svolto in tre o quattro giorni a durare un tempo ancor più breve, a volte un giorno a volte addirittura solo poche ore e si è persa comunemente l’usanza di ripetere quelle armonizzazione o iniziazioni che costituivano proprio il percorso di avvicinamento e di preparazione per la pratica del Reiki.

Nella migliore delle ipotesi quindi nella tradizione occidentale di derivazione Takata si svolgono tre o quattro iniziazioni nell’arco di un weekend per consentire alla persona di vivere più volte quel rituale e prepararsi energeticamente a quello che sarà il lavoro successivo.

L’IMPORTANZA DELLA MEDITAZIONE ACCANTO AL REIKI

Un’altra tradizione fondamentale che viene da Usui era la pratica della meditazione prima di ogni trattamento. In particolar modo il Gassho, meditazione riportata in Europa solo in tempi piuttosto recenti attraverso ulteriori ricerche [ad opera di alcuni Master] delle pratiche originali. La meditazione è sempre stata fondamentale nella pratica del Reiki e veniva “prescritta” ad ogni praticante la prima di ogni trattamento, per portare lo stato di coscienza e lo stato energetico del praticante ad un livello sufficiente per poter praticare un “buon” trattamento.

Insomma, i primi due elementi fondamentali per la pratica del Reiki sono (1) il percorso e (2) la preparazione energetica attraverso la meditazione che precede ogni trattamento (elemento spesso trascurato nell’uso occidentale del Reiki).

LA CONSAPEVOLEZZA PRIMA DELL’INIZIAZIONE

E’ buona norma non arrivare la mattina nel corso di primo livello senza aver mai conosciuto il Reiki perché quella sarà l’occasione in cui, a tutti gli effetti, saremo iniziati a praticare Reiki sugli altri ed è quindi necessario che la persona sappia bene cosa stia facendo, perlomeno attraverso un’esperienza diretta.

Per questa ragione tutte le persone che cercano un primo livello Reiki vengono da me personalmente invitate ad un trattamento Reiki individuale o ad una serata di scambio Reiki. Molto molto spesso tanti colleghi non propongono nemmeno serate di scambio Reiki o trattamenti individuali e quindi i futuri praticanti non hanno nemmeno la possibilità di fare esperienza di Reiki se non durante la partecipazione al seminario di primo livello.

A volte mi viene raccontato da persone iniziate da poco tempo che non hanno nemmeno ricevuto un trattamento individuale né hanno avuto occasione di farne uno completo durante il loro seminario di primo livello.

Al contrario, la pratica dopo l’iniziazione è fondamentale anche perché una persona che non ha alcuna dimestichezza con le energie tendenzialmente fa fatica ad entrare nel merito di questa visione del mondo e ad abituarsi all’idea di avere a disposizione questo nuovo strumento per fare qualcosa di utile.

Nella maggior parte dei casi, se non si viene allenati e abituati a fare Reiki durante il primo livello (e nel periodo subito successivo attraverso un percorso di incontri di scambio) si perde completamente o meglio non si acquisisce mai la vera dimestichezza.

Ecco perché dobbiamo prendere in considerazione che, se originariamente si viveva un percorso di avvicinamento e di pratica attraverso l’esperienza ripetuta del Reiki, ora è davvero fondamentale a maggior ragione se si ha ricevuto l’iniziazione di primo livello, praticare praticare e praticare.

E’ in particolare modo attraverso i seminari e gli incontri agli Scambi Reiki che si lavora con la meditazione e con lo scambio di trattamenti Reiki, sullo sviluppo della propria sensibilità, per abituarsi letteralmente a sentire e a riconoscere le energie al meglio.

Alcune persone hanno un’ispirazione e una motivazione talmente forte da praticare molto dopo il seminario, altre invece hanno bisogno di un accompagnamento.

Purtroppo statisticamente anche nove persone su dieci, dopo aver ricevuto l’iniziazione di primo livello, vengono abbandonate a loro stesse e non hanno alcuna occasione di fare trattamenti Reiki. (Infatti spesso le persone a noi vicine, amici, parenti e conoscenti, non sono così ben disposte a farsi trattare quando non capiscono l’essenza di quello che stiamo praticando). Per questa ragione è importante avere a disposizione non solo un seminario di primo livello, ma anche un avvicinamento al seminario che lo preceda e un percorso di pratica che lo segua.

In questa successiva parte del percorso, infatti, non solo riusciamo a sviluppare una certa sensibilità e ad abituarci a fare trattamenti,  ma anche a crescere individualmente attraverso l’energia del gruppo di cui facciamo parte.

Aderire a un gruppo di meditazione e pratica Reiki significa fare un percorso fra il primo e il secondo – ed è fondamentale anche per non bruciare le tappe –  per non arrivare impreparati al secondo livello e per non mettere troppo presto troppa carne al fuoco.

Lavorando in un gruppo abbiamo la possibilità di riuscire ad evolvere non solo grazie alle  nostre meditazioni e pratiche,  ma anche attraverso l’energia del gruppo.

E’ come se ogni componente del gruppo lavorasse per tutti i componenti del gruppo allo stesso tempo. E come se si creasse un’entità energetica indipendente, che è il gruppo stesso, e come se ogni trattamento, ogni meditazione svolta da ognuno dei suoi membri, andasse a favorire tutti quanti.

Mentre il primo livello Reiki vede protagonista il praticante nei trattamenti fisici completi –  dove si vanno a trattare tutti gli aspetti del corpo e tutte le parti di chi riceve – nel secondo livello spesso si aggiunge un’intenzione più specifica, attraverso i trattamento psico-emozionali e una più attiva partecipazione della mente.

Per questo è fondamentale avere esperienza con il primo livello Reiki per almeno un centinaio di trattamenti prima di arrivare al secondo livello: per essere davvero preparati. sapendo quello che stiamo facendo ed avendo la giusta sensibilità.

E’ importante essere anche preparato all’iniziazione di secondo livello, momento energetico molto intenso.

Fra le altre cose, uno degli aspetti che invito i praticanti a coltivare durante il primo livello è proprio una pratica quotidiana sia con il Reiki sia con la meditazione.

Un lavoro di consapevolezza richiede una pratica di meditazione quotidiana, questo aiuta a stabilizzare la nostra energia personale e a “ripulirci”, come si dice in gergo. Dobbiamo cominciare a riconoscere quegli schemi mentali, emotivi, fisici ed energetici che portiamo con noi da tanto tanto tempo e che possiamo riscoprire solo con un profondo lavoro di consapevolezza attraverso la pratica della meditazione.

L’auto-trattamento Reiki è l’altra pratica fondamentale che andrebbe idealmente vissuta alla fine di ogi giornata per poterci “alleggerire”, per poter smorzare quelle energie pesanti che portiamo con noi e che attraverso la giornata, insieme allo stress accumulato, pesano e ci impediscono di riposare adeguatamente.

Idealmente l’operatore di primo livello Reiki può avvicinarsi a un secondo livello solo se ha vissuto un percorso adeguato attraverso la pratica quotidiana di auto-trattamenti e meditazioni, e un percorso di condivisione con un gruppo di scambio.

Altrimenti nella maggior parte dei casi sarebbe meglio mantenere per tanti anni il proprio primo livello piuttosto che correre verso una tappa successiva impreparati.

Sarebbe davvero importante avvicinarsi con consapevolezza ed esperienza – e solo nel momento giusto – a quelle che chiamiamo tappe di secondo e terzo livello. Se hai comunque il primo livello spero che questo video ti sia stato utile.

(Trascrizione ed adattamento del video: https://www.youtube.com/watch?v=qDiFVGypYTQ)

Reiki e Spiritualità “Sole, Cuore, Amore”

(Trascrizione ed adattamento del video)

Quando sento parlare di Reiki e Spiritualità “in un certo modo” mi torna in mente la canzone di Valeria Rossi “Sole Cuore Amore”, tanto in voca negli anni ’90. Aaahhh! (Sospiro) C’è un certo entusiasmo che a volte porta a parlare di amore universale, apertura di cuore, volersi tutti bene e che è spesso associato alla pratica del Reiki e della meditazione tipico del periodo New Age, di quando certe discipline sono arrivate a noi dall’oriente.

Però devo ammettere che personalmente non non mi sento molto affine con questo modo di parlare di Reiki.

Infatti uso rarissimamente le parole “amore” e “spiritualità”. 

Nella maggior parte dei casi la parola amore viene vissuta dalle persone nella vita quotidiana in come un mix di elementi differenti. Ovvero quello che sentiamo di cuore (e che io mi auguro tutte le persone riescano a vivere nelle loro relazioni!), ma anche una serie di legami e dipendenze. Infatti è inevitabile che nella nostra esperienza umana dell’amore vi siano in gioco altri fattori oltre al sentimento reale, perché abbiamo bisogno di creare legami con le altre persone.

Il solo fatto di vivere in società dove la monogamia è praticamente l’unica strada possibile, dove il matrimonio è un legame indissolubile fra persone, ci porta ad associare il sentimento vero e  proprio con la dipendenza.

E indiscutibile che quando come esseri umani parliamo di amore parliamo di un sentimento che è tutt’altro che incondizionato. Il fatto di avere una relazione “tangibile” e “fisica” con altre persone, il desiderio di una relazione duratura, porta con sé emozioni differenti che sono in realtà diverse dall’amore.

Insomma, non mi piace parlare di amore così come non parlo spesso di spiritualità perché sono parole che portano con sé significati che vanno ben oltre a quello che per esempio il Reiki e la Meditazione ci permettono di vivere.

E’ poco utile impiegare concetti come l’amore o la spiritualità nel momento in cui quello che siamo abituati ad associare a quei termini è qualcosa di differente, che contempla anche aspetti legati all’ego e alla personalità. Quando invece facciamo esperienza di trattamenti Reiki o Meditazioni profonde possiamo davvero vivere – per una una frazione di secondo o volte  per periodi più lunghi – sentimenti autentici, unici ed incondizionati, che nella nostra esperienza umana quasi non hanno un nome.

Questa mattina ho risposto ad una domanda  di un ragazzo molto giovane su Quora che chiedeva come fare a sapere se sto provando veramente amore: nel momento in cui provi un’esperienza come l’amore incondizionato o la fusione spirituale con l’universo intorno a te, sai di cosa si tratta perché lo senti chiaramente dentro di te!

E’ per questo che uso raramente il termine “amore” associato al Reiki o “spiritualità” associato alla meditazione: nel momento in cui ne parliamo, inevitabilmente queste parole trascinano con sé i significati ai quali siamo abituati nella quotidianità, piuttosto che il loro significato originale.

Quando mi capita di sentire persone che usano così frequentemente queste parole, in qualche modo ho la sensazione che sia più un’aspirazione quella che hanno di vivere quei sentimenti, che non una realtà concreta che veramente stanno sperimentando; ho quasi la sensazione che più se ne parli e meno se ne faccia davvero esperienza, perché dal momento in cui facciamo un’esperienza che ci coinvolge pienamente non abbiamo bisogno di dargli un nome né di capirla mentalmente – proprio perché vi siamo immersi!

Quando ricerchiamo un certo valore nella vita, quando abbiamo un obiettivo, in un certo senso ci pensiamo spesso e ne parliamo spesso perché è qualcosa verso il quale noi ci stiamo muovendo, qualcosa che desideriamo ma che ancora manca nella nostra esistenza.

Insomma dal mio personale punto di vista, in quindici anni di meditazione e dodici di pratica Reiki ho vissuto amore e spiritualità attraverso la pratica. E quindi invito in un certo senso le persone a vivere la pratica a fare esperienze e a farlo al di là delle parole, perché, come dicevo, più ne parliamo e più probabilmente non sappiamo di cosa si tratti.

(Trascrizione ed adattamento del video: https://www.youtube.com/watch?v=a4ulc7apS9c)