Chiaroveggenza: Sogno o son desto?

Dopo anni di ricerca empirica nell’ambito degli Stati di Coscienza e delle facoltà mentali avanzate (e dimenticate) dell’essere umano, mi sento in dovere di scrivere di uno degli aspetti più affascinanti e allo stesso tempo controversi in questo ambito: la Chiaroveggenza.
Per chiaroveggenza s’intende il vedere-percepire ciò che normalmente sarebbe impossibile conoscere attraverso i 5 sensi, perché appartenente a una dimensione di tempo (passato o futuro) o spazio (altrove) alla quale con i cinque sensi non abbiamo normalmente accesso. (Potremmo parlare anche di “intuizione” o “sesto senso”).

Inizio col dire che la chiaroveggenza non è una dote di pochi eletti, ma che fa parte della natura di ognuno di noi e non richiede nessun “dono speciale”. Questo dovrebbe aiutare chiunque leggerà a capire che si non tratta di qualcosa di stra-ordinario, ma semplicemente di un facoltà che pochi si impegnano a coltivare.

In molti ambiti, come quello del Reiki e delle discipline bioenergetiche, la chiaroveggenza è ormai sdoganata, perché tutt’altro che difficile da far emergere.

Va detto, tuttavia, che alcuni soggetti sono facilitati rispetto ad altri nel mettere a frutto questa abilità perché (1) l’hanno “mantenuta attiva” dalla più tenera età, senza limitarla o frenarla; (2) hanno lavorato sul “rumore mentale” per poter discernere coscientemente l’intuizione dal pensiero; (3) hanno raggiunto un livello di evoluzione spirituale ed energetica che gli consente di esercitarla con maggior disinvoltura.

Capita continuamente alle persone di confrontarsi con accadimenti che, a causa dell’ignoranza di determinate leggi e regole, vengono scambiati per casi fortuiti. (Benché il determinismo dovrebbe averci insegnato che in natura nulla avviene per caso, alcune volte accettare la responsabilità derivante dalla spiegazione di alcuni eventi non è semplice… quindi la mente rinuncia a sapere e preferisce ignorare!).
Spesso pensiamo a una persona che non vediamo o sentiamo da anni e questa chiama o appare poco dopo; abbiamo in mente “un flash” e l’oggetto della nostra immagine si manifesta… ma la nostra mente è programmata per tralasciare le informazioni che non riesce a comprendere e il nostro sistema attivante reticolare cancella ciò che non sappiamo riconoscere.
Spesso basta poco per limitare la nostra possibilità di essere pienamente quello che siamo, come una (cieca e troppo rigorosa) educazione scientifica o un ritmo (troppo) rapido di vita e poca attenzione consapevole.

Studiando la percezione e gli stati di coscienza – e soprattutto alimentando l’intuizione con costanza – grandi cose possono accadere.

Con grande precisione e frequenza durante i trattamenti Reiki effettuati a persone sconosciute mi capita di riferire cose che non potrei né dovrei sapere, se non ammettendo la possibilità che lo spazio-tempo operi secondo dinamiche diverse da quelle che la nostra mente riesce ad accettare (dinamiche già teorizzate e spiegate dalla fisica quantistica decenni fa).

Bisogna ammettere che l’apertura di coscienza verso dimensioni così personali e lontane dal pensiero comune non è sempre immediata e il rischio – ma soprattutto il timore – di incontrare il ciarlatano di turno, spesso ci impedisce di aprirci a nuove possibilità.

Mi sono per molto tempo considerato un uomo di scienza e tecnica e questo è sembrato inizialmente contrastare con l’ammissione di dimensioni ancora non completamente spiegate scientificamente.

A ben guardare, anche dove la scienza conosce, conosce in maniera molto superficiale e spesso attraverso decenni, molte delle certezze e delle teorie formulate vengono dalla scienza stessa confutate. Proprio per questo, più che di una conferma scientifica, oggi vado alla ricerca del valore di ogni singolo accadimento e, attraverso questa nuova attitudine, il dono del vedere “al di là” è diventato un ambito di ricerca e applicazione molto prezioso.

La cosiddetta chiaroveggenza rientra pienamente nell’ambito delle normali facoltà umane e invito chiunque a diffidare da chi affermi il contrario.

Soprattutto la paura di esplorare e la responsabilità che accompagna tale facoltà limitano gli esseri umani nel loro viaggio di piena realizzazione di sé ed espressione dei propri talenti.

Fortunatamente sono sufficienti un po’ di apertura e sospensione del giudizio per riconoscere piccole intuizioni quotidiane, inspiegabili se non attraverso l’accettazione di una visione più ampia di quella offerta dai 5 sensi, e bastano pochi anni di pratica e meditazione per integrare la chiaroveggenza fra i propri strumenti di vita.

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