E’ legittimo chiedere soldi per trattamenti e seminari Reiki?

Una considerazione che si perde nella notte dei tempi e ancora serpeggia nei sobborghi di Kyoto (ehm…intendevo… fuori dai centri olistici) riguarda la legittimità di chiedere denaro in cambio di trattamenti e seminari Reiki.

Nessuno esprime dubbi sulla necessità di retribuire la prestazione di un architetto, di un insegnante o di un medico, ma stranamente tutti si interrogano sul guadagno di un Master o di un operatore Reiki 🙂

Guardando alla storia del Reiki e alla tradizione iniziata da Usui, diverse testimonianze riportano che trattamenti e formazione siano sempre stati a pagamento, benché chi non potesse permettersi di versare quanto richiesto e giungesse con un’intenzione autentica, venisse aiutato gratuitamente.

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Reiki è… dare e ricevere Amore

Si può parlare di Reiki in molti modi e usare molte definizioni da manuale (Unione di Rei- energia vitale universale e -ki energia vitale personale, incontro con il divino e tutto il resto), ma fondamentalmente l’essenza del Reiki è dare e ricevere Attenzione, Cura e Amore.

Per questo motivo, qualunque ragione porti un individuo ad avvicinarsi al Reiki, pur non ricevendo alcuna spiegazione prima di un trattamento, egli riferirà di aver vissuto qualcosa di sentito e importante.

Molto bene lo sanno le persone che praticano per mesi o anni la disciplina 🙂

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Meditazione: L’importanza di Liberare il Respiro

Il respiro ci tiene in vita e respirare è l’azione di cui il nostro sistema mente-corpo si occupa a tempo pieno, sin dal primi attimi della nostra esistenza terrena.

Respirare è un processo tanto importante quanto inconscio: nessuno ci insegna come respirare correttamente, né quanto respirare consapevolmente sia importante per la qualità della nostra vita.

Poiché la maggior parte di noi non si occupa di come è opportuno respirare, il respiro avviene secondo le possibilità che fisiologicamente ed emotivamente ci concediamo.
Mi spiego meglio: se non decidiamo consciamente come vogliamo respirare e non alleniamo il nostro sistema respiratorio a farlo in maniera opportuna, esso opererà nei limiti consentiti dalle emozioni vissute e dall’assetto fisico-muscolare abituale e noi subiremo restrizioni alla nostra capacità di immettere aria, energia e vitalità all’interno del nostro essere.

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Trattamenti Reiki: Riscoprire la naturalezza del contatto fisico

Quest’oggi vorrei dedicare due righe ad un tema controverso che merita di essere preso in considerazione da ogni operatore Reiki: è meglio eseguire i trattamenti Reiki tenendo le mani a contatto con il ricevente oppure trattare ad una certa distanza e mantenere le mani sospese sopra il corpo?

Non credo esista una verità assoluta o un metodo migliore dell’altro per le finalità del Reiki: è evidente che l’energia che scorre attraverso le mani dell’operatore arriverà comunque al ricevente anche se le mani vengono tenute a qualche centimetro di distanza dal corpo. Entrambi i metodi “funzionano”.

Vorrei tuttavia condividere alcuni idee sul perché insegno sempre ai neo-operatori a mantenere le mani a contatto con il corpo.

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Reiki, perfetto per combattere lo Stress della vita quotidiana (si, quello che quando perdura genera le malattie!)

Non credo di rivelare nulla di nuovo affermando che la società occidentale ci porta a vivere in una condizione di stress cronico.

Sai cos’è lo stress esattamente?

Si tratta di una condizione di disequilibrio del sistema mente-corpo finalizzata a farci rispondere efficacemente a stimoli ambientali o emotivi inattesi.

E’ un meccanismo insito nel nostro sistema per garantirne la sopravvivenza: quando viviamo una condizione percepita come pericolosa (un leone che ci attacca, ma anche una sfida per la quale ci sentiamo insicuri), il nostro organismo sottrae risorse alle funzioni fisiologiche ordinarie (come il rinnovamento cellulare, il sistema immunitario, quello digestivo e le capacità di pensiero razionale) per dedicarle a rispondere alla situazione imprevista.

Questo meccanismo è innescato dal cervello che, in funzione delle nostre convinzioni, “giudica” cosa sia pericoloso e cosa no e predisponde una risposta ormonale atta a riorganizzare le attività neurofisiologiche.

Se la condizione di stress permane nel tempo, il corpo non avrà modo di far fronte alle sue normali necessità di crescita, difesa e ragionamento lucido e dedicherà energia solo a difendersi da (presunti) pericoli.

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Reiki e Meditazione: perché il legame è imprescindibile

A molti maestri Reiki, miei colleghi, vorrei chiedere come possono proporre, insegnare e praticare Reiki senza l’ausilio di un lavoro di crescita energetica dell’individuo e innalzamento della vibrazione.

Forse qualcuno non sa nemmeno di cosa stia parlando…
Probabilmente senza un po’ di esperienza nell’ambito della meditazione il concetto stesso di vibrazione personale e innalzamento dello stato di coscienza non ha significato…

Ma se si ha avuto occasione almeno una volta di praticare un trattamento Reiki dopo una meditazione di almeno mezz’ora, non si può non aver notato differenze sostanziali.

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Domande Frequenti: Quali sono le corrette posizioni delle mani durante i trattamenti Reiki?

Nei seminari di armonizzazione Reiki che iniziano i praticanti a questo meraviglioso percorso di consapevolezza si insegnano le posizioni e le pratiche più comuni per effettuare trattamenti di vario genere.

Basta leggere qualche libro e consultare maestri Reiki differenti per capire che c’è qualcosa che non va: ognuno indica posizioni delle mani brerse, com’è possibile?

Ogni maestro con coscienza ed esperienza dovrebbe aiutare i neo-operatori a capire che le posizioni che vengono insegnate sono solo indicative e dovrebbero guidare solamente nella pratica della prima dozzina di trattamenti, perché ogni persona possa prendere coscienza della sua personale sensibilità e lasciar spazio al sentire e all’intuizione.

L’intuizione in filosofia indica quel tipo di conoscenza immediata che non si avvale del ragionamento o della conoscenza sensibile.  (fonte Wikipedia)

La civiltà e la cultura occidentali non contemplano queste facoltà personali, ma ognuno le possiede e quando il silenzio interiore si fa strada, esse si affacciano naturalmente.

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Reiki, Il tocco del Cuore (ecco cos’è il Reiki veramente!)

Aver conosciuto il Reiki quasi un decennio fa è stata una delle fortune più grandi che mi siano mai capitate e allo stesso tempo un’avventura che ancora mi riserva sorprese e soddisfazioni immense.

Se da un lato ci sono persone che, conosciuto il Reiki, sentono il desiderio di diventare praticanti e scambiare Reiki con altri, molti si rivolgono a me semplicemente per ricevere trattamenti individuali e beneficiare di questa fonte inesauribile di benessere, consapevolezza e guarigione.
Qualche mese fa ho dato un’occhiata alle vecchie agende è fatto qualche moltiplicazione: avendo praticato continuativamente Reiki per anni, mi son ritrovato alle spalle oltre 3.000 trattamenti Reiki fatti.

Ricordo ancora quando, da neo-operatore di primo livello, fare un singolo trattamento era fisicamente e mentalmente faticosissimo! La mente non si quietava mai, le gambe in posizione del loto non smettevano di dolere e soprattutto, dopo un po’, non vedevo l’ora che il trattamento finisse 🙂

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Corso o Percorso? Le abberrazioni del Reiki nella pratica occidentale della disciplina

Mi capita spesso di chiacchierare con persone che dopo aver frequentato un seminario Reiki di due giornate e, dopo essere stati “iniziati operatori”, hanno ringraziato e salutato il loro maestro per continuare la loro vita esattamente come prima.

Normalmente preferisco chiamare le persone iniziate al Reiki praticanti piuttosto che operatori proprio perché si riconosca, innanzitutto, il valore della pratica costante. Ma in Italia si usa più spesso questa seconda parola, che meno rende l’idea di ciò che conta maggiormente.

E’ vero che la prima armonizzazione Reiki lascia un segno energeticamente importante nel campo aurico della persona e che un iniziato porterà per sempre con se questo grande dono, ma non accompagnare un praticante nel suo percorso per almeno qualche mese di esplorazione equivale a impedirgli di comprendere realmente cosa sia Reiki e lasciare che la sua mente, le sue paure e le sue resistenze possano avere il sopravvento.

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Chiaroveggenza: Sogno o son desto?

Dopo anni di ricerca empirica nell’ambito degli Stati di Coscienza e delle facoltà mentali avanzate (e dimenticate) dell’essere umano, mi sento in dovere di scrivere di uno degli aspetti più affascinanti e allo stesso tempo controversi in questo ambito: la Chiaroveggenza.
Per chiaroveggenza s’intende il vedere-percepire ciò che normalmente sarebbe impossibile conoscere attraverso i 5 sensi, perché appartenente a una dimensione di tempo (passato o futuro) o spazio (altrove) alla quale con i cinque sensi non abbiamo normalmente accesso. (Potremmo parlare anche di “intuizione” o “sesto senso”).

Inizio col dire che la chiaroveggenza non è una dote di pochi eletti, ma che fa parte della natura di ognuno di noi e non richiede nessun “dono speciale”. Questo dovrebbe aiutare chiunque leggerà a capire che si non tratta di qualcosa di stra-ordinario, ma semplicemente di un facoltà che pochi si impegnano a coltivare.

In molti ambiti, come quello del Reiki e delle discipline bioenergetiche, la chiaroveggenza è ormai sdoganata, perché tutt’altro che difficile da far emergere.

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